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Roma – Dublino: solo andata – la recensione

Roma – Dublino: solo andata

La recensione

 

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Roma – Dublino: solo andata – Sara Colangeli

Roma – Dublino: solo andata” è quello spettacolo che tutti dovrebbero vedere. Perché? Siamo tutti abituati a dire che il nostro Paese fa schifo e che dovremmo andare all’estero. Perché l’estero è più bello. Perché all’estero si vive bene. Perché all’estero saremmo considerati come esseri umani (ma sarà vera questa cosa?). Si parla spesso di “fuga di cervelli“, quelli veri effettivamente meritano il posto che hanno all’estero. Ma parliamo di categorie effettivamente meritocratiche tipo medici, ricercatori, alcuni settori ingegneristici, praticamente pesone che avanzano meritocraticamente. Tutto il resto è definito come “fuga di braccia“, ovvero quelle persone che fanno gli stessi lavori che farebbero qui, ma che scappano dalla penisola tricolore con chissà quale scusa.

Che cosa succede se invece l’estero si rivela essere esattamente come il salotto di casa propria?

È quello che accade ad Antonio, protagonista di Roma – Dublino: solo andata. Antonio è un cuoco di Roma, lavora in un ristorante, ha una compagna, una casa, una vita… Tutto apparentemente normale, ma… in realtà Antonio una vita vera non ce l’ha. Perché la sua vita è votata al ristorante. Lavora e si concentra in quel che fa così tanto da perdere ogni contatto con la vita reale. La routine professionale gli ha risucchiato ogni barlume di lucidità ed è infelice, al punto che mentre lavora inizia anche a bere.  Il punto di rottura è rappresentato dal tradimento della sua fidanzata. Un episodio che rompe questa monotonia e dà una scossa determinante. Antonio decide di lasciare il ristorante e i suoi soci, amici di una vita, per andare a Dublino dal fratello e provare l’esperienza del lavoratore all’estero.

Il punto interessante della commedia, che è un racconto che Antonello Coggiatti, molto bravo a tenere da solo il palco, propone sotto forma di monologo interagendo con dei personaggi a volte fuori scena a volte immaginari, è proprio questo viaggio che il protagonista fa all’estero, cercando se stesso. Trova un lavoro diverso da quello che faceva a Roma, fa il barman. Impara tutto ciò che necessita per fare quel mestiere. Dimostra volontà, passione, dedizione e professionalità. Tutte cose che aveva anche nel suo Paese. Il tutto mantenendo sempre i contatti con uno dei suoi ex soci, il secondo punto di svolta di Antonio.

Per Antonio sarà fondamentale il suo amico di Roma, perché proprio attraverso lui e il suo vissuto a Dublino, capirà che è possibile vivere dignitosamente anche in Italia. Fare un’esperienza all’estero è bello e formativo, ma applicare la propria esperienza dove sei nato e cresciuto, raccogliendo i frutti che una ripartenza da zero offre, ha un sapore diverso.

“Roma – Dublino: solo andata” è un monologo che fa riflettere. Per niente noioso, affronta uno dei mali della nostra società in maniera briosa e a tratti comica. Arriva in un momento in cui la fantasia di rimanere a lottare in Italia è sempre più vicina allo zero piuttosto che regalare speranze. Il pensiero che l’estero sia l’Eldorado quando invece non sempre lo è, regala false illusioni. La domanda che dovremmo porci, che fa riflettere anche lo spettatore, è: cosa possiamo fare noi per invertire questa tendenza?

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