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Disgregazioni

DISGREGAZIONI

di

Marco Antonio Sergi

(Poetry Phases)

 

 

Disgregazioni - M.A. Sergi disgregazioni Disgregazioni Sergi 200x300
Disgregazioni – M.A. Sergi

Disgregazioni è una raccolta poetica complessa, in cui l’autore Marco Antonio Sergi affronta con una profondità ed una maturità non comuni per un esordiente temi difficili e centrali nell’opera poetica di ogni tempo, destrutturandoli, disgregandoli, per farne un’analisi profonda e dolorosa.

Tema centrale l’Amore, spettro che aleggia in ogni componimento, una belva feroce nutrita di (dis)illusione e rancore, dolore e idealizzazione disattesa. Le donne di Sergi sono distanti, inesistenti, non si vedono mai nei versi e di rado se ne sente la voce ma lasciano cicatrici profonde nell’io poetico, tormentato, provato, ferito. Donne-arpie che lacerano, mangiano, strappano e se ne vanno. Quando restano sono lontane, sconosciute, ancora immerse nella dimensione immaginifica in cui l’io poetico può vagare lasciandosi tutte le porte e le opportunità aperte, opportunità a cui spesso rinuncia per paura dell’ennesima delusione e da cui scaturisce ancor più rancore, in un circolo distruttivo che si nutre da se stesso.

Secondo grande presente-assente è Dio o, per meglio dire, la religiosità, la Fede, vissuta come retaggio di un’educazione infantile e ormai lontana, come speranza a cui aggrapparsi che però sembra disciogliersi come una nuvola di fumo nel momento in cui si cerca di afferrarla. Dio è un Padre che non risponde, neanche quando interpellato, bestemmiato, neanche nel momento del bisogno, annichilendosi verso dopo verso fino ad arrivare ad un odio-negazione per certi versi simile alla reazione di Baudelaire.

Tutti gli attori si muovono in due “mondi” contemporaneamente, che si mescolano senza un confine preciso: uno onirico e mentale, interno, ed uno brutalmente reale, esterno.
All’interno abbiamo spesso fughe verso l’infanzia, ad una dimensione temporale idealizzata in cui tutto era sereno e ordinato, ma l’illusione dura poco: l’io poetico si accorge immediatamente che quella perfezione esiste solo perché nutrita di menzogne, edulcorata dal tempo, ed in ogni caso non è applicabile ad un presente molto distante. Si tratta dunque di un’idealizzazione in cui l’io narrante cerca Pace ma che non riesce ad offrire concretamente riparo da un presente difficile se non per qualche istante ed in ogni caso non conforta e non guarisce perché menzognera a sua volta. Compreso questo, passato e presente si sovrappongono, si fondono in una danza in cui i confini sono labili ma l’esito non può che essere devastante per la voce narrante, che non trova conforto dalle menzogne in nessun tempo, sia esso reale o immaginifico.

All’esterno troviamo la dura e scarna velocità e concretezza del mondo moderno, in cui tutto si consuma velocemente: insapore, incolore, senza gustare, anche le persone, l’Amore, la Fede. Una società distante, fatta di cultura pop, che entra prepotente e a tratti straniante nei versi, di brandelli di vita reale, speranze per il futuro fagocitate in un sistema in cui sembra vigere solo la legge del più forte e l’individuo, solo, senza Amore, senza Dio, senza Pace, tutti disgregati, si ritrova a vagare, a “consumare” la vita lasciandosi consumare a sua volta come l’inetto sveviano, mettendo la maschera adatta come i personaggi pirandelliani, alla costante ricerca di un senso alla propria vita.

 

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Book Phases – poetry phases

La raccolta si compone di tre sezioni; la prima, che da il titolo all’intera raccolta, è la più lucida e apprezzabile, vi si trova la cura maniacale di un chirurgo che, verso dopo verso, brandello dopo brandello, disgrega il reale e le sue illusioni: l’Amore, Dio, l’Infanzia, la Modernità. Disgregati e ridotti ai minimi termini, ai loro elementi essenziali, questi grandi punti fermi della vita umana prendono a vorticare insieme all’individuo, senza ordine, in una dimensione in cui la Pace non sembra poter esistere.

Fil rouge che lega e guida l’intera raccolta il Rancore, sentimento profondo, personificato a tratti,  che sottende ogni lucida considerazione della voce poetica e a cui è dedicato anche un componimento. Si tratta di un sentimento che si muove su più registri: a volte urlato, altre appena sussurrato, sottovoce, tra le righe, mescolato all’amara presa di coscienza dell’io poetico ogni volta che un’illusione o una menzogna vengono scoperte, smascherate.

Disgregazioni è una raccolta difficile, profonda, non adatta a tutti i palati e che lascia l’amaro in bocca per la sua cinica e dolorosa lucidità ma non manca di emozionare e toccare profondamente. Numerosi e mai fuori luogo i riferimenti ai poeti della tradizione: troviamo Leopardi nel pessimismo; le atmosfere abbacinanti di Montale; l’oscurità e l’immobilità del D’Annunzio notturno; gli occhi indagatori e le figure oniriche di una Merini; Baudelaire si affaccia nella visione di Dio; Calvino, Svevo, Pirandello sono presenti nell’analisi, triste e concreta, della vita moderna e delle sue dinamiche schiaccianti.

Il linguaggio e la struttura dei versi riflettono l’irrequietezza dell’io poetico: a volte trascinato, altre veloce, a tratti sincopato, violento e crudo, crudele, in una mescolanza di lessico prettamente poetico e linguaggio giovanile ultramoderno che genera, come uno schiaffo, un senso di stupore e sorpresa stridente.

Decisamente consigliato, ma solo ad un pubblico ben preparato.

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